Francesca De Angelis Tattooer

Il mio sogno da bambina era fare il muratore, 

Poi la scrittrice, poi l’elettricista, poi il campione olimpico, poi la ricamatrice e poi l’architetto e poi…. come tutti i bambini ho sognato mille scenari per il mio futuro ma non avrei mai immaginato, e mai avrei potuto pensare nella mia infanzia o nell’adolescenza che un giorno mi sarei ritrovata a scrivere del mio essere una tatuatrice.

Non disegnavo come gli altri bambini, amavo materiali alternativi, forme geometriche, giochi di colore; amavo sporcarmi le mani, costruire ed inventare.

Sono stata una bambina solitaria e sognatrice, immersa in un mondo fantastico, e sono cresciuta mantenendo queste qualità, mitigandole e arricchendole delle esperienze lavorative ed umane negli anni della maturità 

Dopo il liceo artistico mi sono iscritta all’Università di Architettura, ma dopo pochi mesi ho capito che non faceva per me, né l’ambiente, né la struttura universitaria, né il futuro che mi offriva.

E’ stato l’anno del gran cambiamento, ho preso valige e via.

Mi è sembrato naturale orientarmi verso quello che avrei dovuto capire prima essere la cosa che mi dava più soddisfazioni: la decorazione, e nella sua espressione più preziosa: il gioiello.

Dopo quattro anni sono uscita dall’Istituto Europeo di Design con il massimo dei voti, e un contratto di lavoro in tasca. Mi sono buttata in quel mondo che mi ha dato più di qualche soddisfazione.

Poi sarà stato per la mia indole, o perché a volte le cose nella propria vita prendono una svolta senza che sia veramente tu a condurle, fatto sta che dopo cinque anni di lavoro con la Swarovski e altre ditte di gioielleria, mi sono ritrovata ad essere profondamente insoddisfatta della mia vita: credo che il detto più calzante per questa situazione sia che non è tutto oro quello che luccica.

Più volte ho cercato di capire quale sia stata la scintilla che ha messo in moto la macchina degli eventi, ma so che se guardo al passato, la mia vita prima di incontrare Silvia Pasquinelli , mi sembra vissuta da un’altra persona.

 

Incontro Silvia per caso, per un equivoco, non volevo imparare a fare tatuaggi, non ne avevo neanche uno, ma soprattutto non pensavo neanche che potesse essere un lavoro. “Il lavoro più bello del mondo”, come mi ha detto Silvia, il primo giorno che ci siamo incontrate in quel di Mestre nel suo Cyber Tattoo: mi ha dato uno sguardo e senza mezzi termini mi ha fatto capire che non ero adatta a questo lavoro. Eppure da quel momento, grazie soprattutto a lei, non sono più uscita da questo mondo.

È come se si fosse aperto il vaso di Pandora, una luce mi ha investito, rivelandomi una strada di cui non conoscevo l’esistenza.

Ho cercato ostinatamente di imparare, di non mollare la presa: l’ho seguita in tutte le convention, ho letto quanto più potevo e trovavo sul tatuaggio, ho studiato stili proporzioni composizione, ho guardato il lavoro di ogni tatuatore cercando di capire le tecniche,ho disegnato molto, per comprendere la differenza tra disegno e tatuaggio.

Non è stato facile, ma nel 1999 ho aperto il mio studio di tatuaggi, Tikitattoo, e fino al 2004 ho dovuto fare due lavori per riuscire a portare avanti questa passione, che anno dopo anno, mi è entrata nella testa e nel cuore e di cui non mi sono più liberata.

La mia vita non è stata più mia, ma un accumulo di giornali, disegni, prove, corsi.

Vorrei fare il fenomeno e dire che mi è venuto tutto spontaneo, ma non lo è stato: iniziare a tatuare è stato un processo lungo e doloroso, in cui ho dovuto imparare a conoscere me stessa e i miei limiti, oltre ad apprendere un nuovo mestiere.

Ho sempre messo al primo posto il cliente, la sua sicurezza e la sua soddisfazione, frenando il processo di sperimentazione, a vantaggio di una buona esecuzione.

Una volta appresa la tecnica ciò che ha fatto davvero la differenza nella crescita professionale è l’aver cominciato a partecipare alle Convention.

 Inizialmente non mi sentivo molto a mio agio nel lavorare sotto gli occhi di tutti, scomoda, con tempi ristretti e nella confusione; ma dover lavorare in queste condizioni mi ha allenato ad essere più concentrata, più veloce nel lavoro e nel trovare soluzioni compositive, e ha contrastato quella parte riservata di me, costringendola ad essere più aperta e più sveglia, e ad essere più portata a scambi culturali, ad incontrare persone, altri artisti e a presentarsi in pubblico.

Insomma il tatuaggio mi ha fatto diventare una persona migliore, più sicura, comprensiva, aperta e recettiva.

Credo che i giovani tatuatori o aspiranti tali siano molto facilitati dall’essere cresciuti in un ambiente già pregno di tatuaggi, aver passato la propria adolescenza tra Google e giornali di tatuaggi, programmi televisivi e un’ampia divulgazione di tutto ciò che è il tattoo style ha reso quest’arte socialmente accettata: essere cresciuti a pane e inchiostro dà ottimi frutti, oltre ad una mente più elastica.

Nella mia adolescenza ho visto pochissimi tatuaggi, e quando ho cominciato a tatuare i giornali specializzati erano pochi, e introvabili in molte edicole, questo mi ha portato ad acquisire più lentamente la propensione per questa forma d’arte.

D’ altrocanto, la cosa che mi ha altamente favorito e condizionato nella scelta del mio stile sono stati i miei studi di gioielleria. Ho studiato per anni la storia della gioielleria, e i richiami al tatuaggio sono molteplici: queste due arti condividono una duplice funzionalità, quella decorativa e quella simbolica; sono nate dalle medesime esigenze, e si sono sviluppate parallelamente nello stile e nelle simbologie.

Da qui nasce il mio modo di vedere il tatuaggio: mi piace pensare che i miei tatuaggi siano dei gioielli permanenti, che poi abbiano una valenza simbolica o solo ornamentale dipende di volta in volta dal cliente che mi trovo davanti.

Il tatuaggio deve ornare, esaltare, abbellire, ricordare, attraverso un dolore trasformare la personalità, deve vivere con la persona che lo porta, rispettare il suo corpo, essere una palesazione della sua personalità.

E’ strano come a volte un corpo renda il tatuaggio più bello di come lo avevo pensato, perché lo accoglie e lo fa suo.

Tramite l’inchiostro ho stretto legami e confidenze con persone, clienti, amici.

L’intimità che si crea con l’esecuzione del tatuaggio fa in modo che si possano instaurare rapporti profondi.

Non succede sempre, non ogni tatuaggio regala vere emozioni, ma quando lo fa è forte e duraturo, il legame che crea è indelebile come il tatuaggio stesso.

Sono stata molto fortunata nella mia vita, amo il mio lavoro, e sono circondata da persone che amo e stimo.

L’amore per l’inchiostro mi ha portato a conoscere le persone importanti nella mia vita, persone che ringrazio per avermi dato e insegnato molto.

Grazie alla mia grande amica Donna Mayla, per essermi stata vicina nei momenti di sconforto e in quelli di gloria, con cui ho diviso gioie e dolori , nonché molte iniziative artistiche come la “Rock’n’ink” , e alla esplosiva Sabry Inklady compagna di tante avventure e ideatrice della splendida iniziativa dello Skin’s friend che ha dato il via a nuove amicizie e collaborazioni.

Ringrazio i miei genitori per avermi creduto e supportato, quando tutti credevano che lasciare la vecchia strada per quella nuova era un grande sbaglio.

Non è facile essere un tatuatore, non esistono orari, la casa é un perpetuo disordine, è un lavoro ingombrante nella vita di una persona. Un lavoro che non rimane confinato tra le mura di uno studio, ma ti segue a casa, nel letto, per strada, non è un lavoro ma una vita.

E io amo la mia vita.

Evoluzione Artistica

Negli anni 90 il mondo del tatuaggio non era quello che conosciamo oggi.

Molti pensano che prima era tutto più genuino e sentito…è vero, ma le forme di espressione e di esecuzione erano ancora troppo istintive e limitate.

Oggi il tatuaggio è diventata una vera forma d’arte.

A parte l’evoluzione che hanno avuto macchinette, inchiostri e aghi, quello che davvero ha subito il più grande cambiamento è la percezione del tatuaggio nella società e gli stili espressivi.

C’è chi parla di “moda” ma il tatuaggio c’è sempre stato nella storia dell’uomo e ci sarà sempre. Il fenomeno tatuaggio si ridimensionerà, ma non smetterà ne di esistere ne di evolversi.

Il nome del mio studio nasce dal primo tatuaggio che feci in una convention a Barcellona dal tatuatore polinesiano Chimè: una Tiki.

Al momento non mi sono accorta, ma probabilmente non nè avevo ancora la coscienza, che il nome avrebbe conferito allo studio una forte connotazione Maori ,e che nel tempo non mi avrebbe più rappresentato.

Nello stile polinesiano all’inizio trovo quella novità e delicatezza che cercavo nel tatuaggio. Me ne appassiono, lo amo, lo studio, ma dopo poco capisco che non potrebbe essere mai la mia strada, perché questo stile parla di leggende e tradizioni, che solo chi è nato, cresciuto e vissuto in quella parte del mondo ha il diritto di usare, e sopratutto ha il cuore per capirlo fino in fondo.

Da qui nasce l’esigenza di trovare uno stile più personale e consono alla mia storia e alle mie origini.

Nei primi anni , come tutti i tatuatori della mia generazione, ho fatto di tutto: tribali, tradizionali, scritte, infiniti, farfalline e stelline, ma ho cercato sempre di inserire qualcosa di personale e di convincere il cliente ad optare sempre per l’originalità è mai per la copia.

Unendo i miei studi liceali, a quelli più completi del design e della progettazione del gioiello , ho piano piano creato uno stile geometrico, ornamentale e stilizzato, basato su studi di storia dell’arte e di tradizioni artistiche italiane, trovando che alcuni segni ricorrenti in diverse culture, potevano essere trasposte in decorazioni per tatuaggi. 

Come i rosoni di molte nostre cattedrali e chiese (o anche la“presentosa” gioiello tradizionale Abruzzese) che altro non sono che mandala. 

E le decorazioni geometriche di vasi etruschi e greci in cui si possono ritrovare svastiche ed elementi stilizzati floreali.

Nel tempo, già dai primi anni 2004, ho cominciato ad utilizzare come tecnica principale , da mescolare sapientemente con sfumature tradizionali, l’uso di puntini.

Molti credono che la tecnica del dot work ( lavoro a puntini) sia una tecnica recente.

Niente di più sbagliato.

A parte che i primi tatuaggi venivano fatti con un unico ago, che pungeva ripetutamente le pelle per creare linee;(formate quindi da punti ), 

il puntinismo è stata una tecnica usata fin dall’antichità nelle decorazioni e nell’arte. In pittura conosce la sua massima espressione nel neoimpressionismo e divisionismo, e in orificeria come granulazione,una tecnica già conosciuta e usata dai fenici.

Cercando di mescolare più influenze , ricordi e segni e condendo il tutto con un pizzico di oriente e di sensibilità femminile, nasce il mio stile.

Che porto avanti dalla metà degli anni 2000. E che spero non smetterà mai di evolversi.

Conventions

East Coast Tattoo 2011
1°classificato best best tribal

East Coast Tattoo 2014
1°classificato best ornamental

Florence 2015
work combo Gabry Scriba

Florence Tattoo Convetion 2011
2°classificato best ornamental

Florence Tattoo Convetion 2012
1°classificato best tribal

Roma Tattoo Expo 2012
2°classifcato best tribal

Tatuami 2014
3°classificato other styles

Torino 2012
2°classificato best tribal

Torino 2013
3°classificato best ornamental

TIKI TATTOO STUDIO

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